//
Cultura digitale: Il CyberPunk

Tutto inizio’ con la New Wave degli anni ’60 e ’70 e lo scrittore che avvio’ il processo di transizione tra la vecchia e la nuova letteratura di fantascienza fu’ James G. Ballard. Con i suoi scritti stabiliva senza appello che non esisteva piu’ una forma letteraria in grado di prevalere sull’altra nel raccontare i fatti del mondo.
Il termine che e’ evidentemente derivato da Cyberspace evidenzia un’identita’ culturale ad un genere letterario comune ad autori del calibro di Gibson e Sterling.
Avvenne nella rivista di genere letterario fantascientifico “Isaac Asimov’s Science Fiction” l’ufficializzazione del termine all’inizio del 1986, ad opera di Gardner Dozois che ne curava i contenuti in occasione della pubblicazione del secondo romanzo di un allora “green” William Gibson.
Macchine e organismi si integrano fino a divenire un tuttuno per mezzo di sofisticate interfacce che penetrano nella carne e permettono la connessione dei due strati.
Organico ed inorganico si fondono generando nella fantasia degli autori anche odierne serie televisive fantascientifiche quali Star Trek, Farscape, Battlestar Galactica per citarne alcune, dove organismi cibernetici meta’ individui e meta’ macchine (come nel caso della colonia dei Borg la Specie 8472 o l’astronave vivente Moya o ancora con i Cylone) prendono forma in tutto il loro splendore.
Il genere letterario ha ispirato anche parecchi cult-movie per citarne alcuni tra i piu’ rappresentativi: Blade Runner con i suoi ormai famosi “lavori in pelle” oltre che “il Tagliaerbe” ed il suo seguito, Robocop con la resurrezione di un poliziotto sotto vesti cibernetiche, Terminator con i suoi innesti, Total recall (Atto di Forza) nelle sue visioni tecno-futuristiche, Max Headroom, Tron e potremmo continuare per parecchio tempo con le citazioni.
Mirroshades che vede la luce nel lontano 1986 e’ l”antologia di romanzi che decreta il successo del genere letterario, in quanto ne traccia definitivamente i contorni fino a quel momento ancora sfocati e confusi.
Ma chi e’ realmente il lettore cyberpunk ? Potremmo definirlo come quell’individuo capace di spaziare tra il pop d’avanguardia e la musica heavy-metal, tra il video e cinema indipendente al trash piu’ pacchiano, tra il fumetto e le arti visive piu’ elevate, insomma un’entita’ che non cerca di ghettizzarsi identificandosi unicamente in pochi canoni culturali ma qualcuno capace di evolvere ed assimilare nuova linfa per alimentare il proprio immaginario artistico-letterario.
L’estetica garage non e’ altro che l’espressione di tutto quanto sopra esposto, adottata peraltro dallo stesso Bruce Sterling che la individua come referente dei suoi scritti.
Per allargare gli orizzonti rispetto all’idea di cyberpunk come non citare il saggio di Rudy Rucker: What is Cyberpunk ? (1986)
Testualmente dal saggio: “La narrativa cyberpunk, per come la vedo io, si occupa essenzialmente dell’informazione, …Il che avviene a diversi livelli. A livello dei contenuti, un’opera cyberpunk parlera’ spesso di computer, di software, di microprocessori, ecc. A un livello superiore, essa cerchera’ di arrivare a un piu’ avanzato stadio di complessita’ dal punto di vista della teoria dell’informazione …. In sostanza quello che io chiamo cyberpunk e’ una fantascienza colta, ma di facile lettura, che contenga molta informazione e che dica qualcosa sulle nuove forme di pensiero derivate dalla rivoluzione informatica”.
Sterling, come scrittore, auspica dal canto suo che con il termine cyberpunk venga identificata la nuova fantascienza.
Da cosa scaturisce il termine cyberpunk, quindi ?
Dal fatto che gli scrittori di questa corrente culturale costituiscono la prima generazione di scrittori di fantascienza che fondano la loro tradizione nel mondo fantascientifico e non nel classicismo della letteratura di fantascienza, come fino a quel momento concepito, cosi’ come daltronde fecero i punk con il rock and roll, rifiutandone la costruzione musicale preordinata.
Insomma la letteratura cyberpunk per la prima volta parla alla gente comune con un linguaggio comprensibile, tralasciando l’estetica e calandosi nella quotidianeita’ della vita con i suoi problemi e le sue emozioni, incarnandone l’essenza piu’ profonda.
Quindi concepita come strumento per comprendere la realta’, originando una grande considerazione riconosciuta dagli estimatori del genere di fantascienza.
Oggi, il termine, largamente abusato dai media, e’ impropiamente sinonimo di criminale informatico, piu’ che identificato come fenomeno culturale e lo stesso Sterling afferma con forza tale affermazione. (vedi intervista su “Science Fiction Studies – 1992)
Comunque e’ indubbio che il processo di cambiamento originato dalla letteratura cyber non pote’ che ricadere sulla cultura sociale di quel momento storico, attraversando trasversalmente cultura hacker, arte, musica, ecologia, politica, ecc, in quanto la politica e la cultura tradizionale non avevano saputo fornire risposte adeguate al bisogno di cambiamento socio-culturale.
_________________________________________________________
Nella cultura cyberpunk, simbolo di anticonformismo costituiscono gli occhiali a specchio, poiche’ hanno la capacita’ di nascondere gli occhi dell’individuo, impedendo al mondo delle regole condivise di contaminarlo, con la funzione di rigettare, riflettendola, la realta’. L’individuo resta cosi’ anonimo, impedendo di intuire il proprio essere. Origina da cio’ il mirrorshades group letteralmente gruppo dagli occhiali a specchio come sinonimo di cyberpunk.

Se dovessimo sintetizzare il termine nel suo significato intimo potremmo definirlo come la seguente equazione:
mondo high-tech + undergorund + cultura pop + controcultura anni 80 = unione spontanea non costruita, ovvero fluidita’ visionaria dei contenuti mista ad anarchia da strada.

o ancora definibile come l’aspetto letterario de:
Pop-Rock + Attivita’ hacker + stree-tech (hip-pop, rap, scratch), synt-rock londinese e giapponese.

Gli artisti musicali che hanno maggiormente incarnato l’essere cyberpunk:
Depeche Mode, David Bowie, Ramones, R. Sakamoto, Art of Noise, Kraftwerk, Bruce Haack.

Anche nei videogames come espressione tecno-ludica non puo’ mancare l’influenza cyber. Cito solo alcuni dei titoli che rappresentano meglio il genere: Ubik, Neuromancer, Syndicate, Blade Runner, Deus Ex.
Consiglio, inoltre, di raggiungere http://www.cyberpunkfilm.com/

Eccovi il link di una delle miriadi di rappresentazioni minimovie reperibili sul web.

Articolo soggetto a Creative Commons


Creative Commons License


Questo/a opera è pubblicato sotto una
Licenza Creative Commons.

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: